
Chiedere un prestito sulla pensione può nascondere insidie ed errori. Ecco perché è importante valutare i passi falsi da non commettere, dalla scelta del tasso alla gestione delle coperture obbligatorie. Anche perché chi chiede una cessione del quinto della pensione, spesso, può avere anche delle risorse limitate.
Ben inteso, quando ti rivolgi ai professionisti del prestito e delle cessioni del quinto come Credito Click non sei mai solo/a.
Ci sono sempre i tuoi consulenti privati che ti permettono di ottenere tutte le indicazioni utili per scegliere la soluzione adatta alle tue esigenze. E soprattutto al tuo budget, in modo da avere sempre la situazione sotto controllo. Senza sovraindebitamento.
Però, anche se il supporto è garantito, è sempre utile avere un’infarinatura generale rispetto ai possibili errori di un prestito sulla pensione. Meglio avere subito il polso della situazione.
Impegnare una quota troppo alta
La cessione del quinto impone un limite matematico (il 20% della pensione netta), e quando si richiedono prestiti personali tradizionali si tende a chiedere la rata massima ammessa.
In ogni caso, bisogna fare i conti con la quota di salvaguardia, ovvero l’importo minimo che l’INPS impone di trattenere per garantire una vita dignitosa (pari al trattamento minimo di legge).
Superare questa soglia significa ricevere un rifiuto automatico. Per il 2026, la quota minima che deve rimanere dopo essere stata decurtata è di 611,85 euro al mese secondo la circolare INPS.
Non chiedere la quota cedibile
Un errore di percorso per la cessione del quinto: ti presenti in banca senza aver chiesto all’INPS la quota cedibile. Vale a dire?
Questa è l’attestazione rilasciata dall’INPS che indica la cifra massima che può essere trattenuta mensilmente. Quindi, si tratta di un passaggio strettamente legato al punto precedente.
Chiederla prima (anche tramite SPID sul portale INPS) accelera i tempi di approvazione. D’altro canto, se la pensione è bassa non ci sono abbastanza risorse. Lo spazio di manovra per il prestito sarà ridotto, a prescindere dal valore totale del progetto da finanziare.
Chiedere più prestiti contemporaneamente
Se si ha bisogno di liquidità urgente, inviare richieste a 3 o 4 banche diverse nello stesso momento è controproducente.
Ogni richiesta viene registrata nei sistemi di informazioni creditizie (come il CRIF). Le banche vedono le altre domande aperte e, temendo un sovraindebitamento o che ci siano già stati rifiuti, tendono a bocciare la pratica. Altre volte, per evitare la cessione del quinto, si tende a richiedere piccoli prestiti personali veloci o a fare acquisti a rate con il famoso credito al consumo.
Questo è un errore da non commettere quando chiedi prestiti per i pensionati. Tante piccole rate possono erodere il potere d’acquisto più di un’unica operazione strutturata. Inoltre, queste attività lasciano una traccia pesante nei sistemi di informazioni creditizie in caso di ritardo anche di un solo pagamento.
Guardare solo il TAN e ignorare il TAEG
Grande errore! Focalizzarsi solo sul tasso annuo nominale (TAN) è un problema perché ignori i segnali che compongono la tua rata.
Nei prestiti per pensionati, specialmente nella cessione del quinto, i costi accessori possono essere elevati anche perché, come sappiamo, l’assicurazione sulla vita è obbligatoria e può diventare una voce importante del totale. Quindi, soluzione?
Bisogna confrontare il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale), perché include tutto: interessi, spese di istruttoria, costi di gestione della pratica e l’assicurazione obbligatoria.
Scegliere un prestito difficile da gestire
Scadenze, rate, reminder… Meglio evitare prestiti troppo articolati che mettono a repentaglio la serenità della tua routine.
Quando si cerca un buon prestito per chi percepisce la pensione si consiglia sempre la cessione del quinto. Perché è più conveniente, facile da prevedere e ripagare. La quota mensile viene trattenuta direttamente dal cedolino pensionistico.
Quindi non ci sono scadenze da rispettare e dimenticanze che possono mettere a repentaglio il profilo creditizio con relative segnalazioni al CRIF che renderanno difficile la richiesta futura.
Sottovaluti l’impatto dell’età massima
L’età al momento della domanda non è l’unico fattore da prendere in considerazione. Le banche e le finanziarie considerano soprattutto l’età massima alla fine del piano di ammortamento. Che nella maggior parte dei casi arriva a 80/85 anni.
Se chiedi un piano di restituzione troppo lungo potresti avere due sorprese: prestito rifiutato o rata elevata a causa di una quota assicurativa elevata. Proprio per tamponare il rischio di fine vita. Il risultato: essere costretti ad accettare piani di ammortamento troppo brevi per le proprie possibilità, con rate veramente alte.
L’errore: non verificare qual è il costo della polizza sulla vita che puoi dedurre proprio grazie al TAEG. Più l’età è avanzata, più il premio assicurativo sale, incidendo sul costo del finanziamento.

