
Il timore di molti clienti è questo: l’azienda può rifiutare la mia domanda per ottenere la cessione del quinto? Risposta rapida e senza fraintendimenti: no, non si può rifiutare in alcun modo.
Deve sicuramente dare il suo benestare approvando la domanda, prima di procedere è necessario questo passaggio burocratico. Ma per legge non può in alcun modo mettere il bastone tra le ruote alla tua domanda di cessione del quinto dello stipendio.
Storia diversa per il doppio quinto: nel caso in cui si decida di raddoppiare la quota c’è questa possibilità. Quindi, il datore di lavoro può decidere di rifiutare la delega di pagamento necessaria per ottenere una liquidità ulteriore dal tuo prestito.
Il doppio ruolo del datore di lavoro
Secondo la Legge Finanziaria del 2005, come anticipato, chi assume e dà lavoro a un dipendente non può rifiutarsi di prestarsi alla cessione del quinto. D’altro canto, deve firmare e consegnare il benestare per acconsentire a questo passaggio.
In linea di massima, per il datore di lavoro non c’è alcuna differenza: non deve pagare di più o versare dei contributi extra al dipendente. Si tratta solo di conferire una percentuale dello stipendio a un istituto finanziario o a una banca piuttosto che versare l’intero stipendio al dipendente aziendale.
L’unico compito extra che viene chiesto al datore di lavoro è la vigilanza rispetto al limite del 20% sul netto dello stipendio. Questo è il tetto massimo che si può decurtare dalla mensilità, in caso di quote eccedenti l’azienda può contestare la procedura svolta dalla società finanziaria e chiedere una rivalutazione.
Ci sono delle eccezioni alla norma?
Il punto di partenza è che la cessione del quinto non è un privilegio che l’azienda concede ma un diritto del lavoratore dipendente. E se tutto risponde alla norma – quindi c’è anzianità di servizio, TFR, stabilità del contratto e giuste dimensioni dell’azienda – non sussistono motivi per rifiutare una domanda.
Di base sappiamo che le amministrazioni pubbliche e statali non possono mai rifiutarsi. La cessione del quinto, come anticipato, è un diritto del lavoratore, e lo Stato è obbligato ad accettare la trattenuta in busta paga. Nel privato ci possono essere delle condizioni leggermente diverse come ad esempio:
- Dimensioni, l’azienda è troppo piccola.
- Situazioni di difficoltà economiche.
- Rapporto di lavoro instabile.
- Contratti atipici o retribuzione bassa.
In realtà non parliamo di un vero e proprio stop: l’azienda può rifiutare la cessione del quinto ma non per una sua volontà, piuttosto per l’assenza di quelli che sono i requisiti di base.
Cosa succede, invece, con il doppio quinto?
Qui la situazione è un po’ diversa. Rispetto alla doppia cessione del quinto, o delega di pagamento, il datore di lavoro può rifiutarsi. Arrivando anche al doppio della percentuale della cessione semplice. In questo caso qualsiasi azienda (anche pubblica o statale) può rifiutarsi di concederla. Anche perché il passaggio in questione richiede la firma di una specifica convenzione tra:
- Datore di lavoro.
- Istituto finanziario.
La cessione del quinto è un diritto del lavoratore regolato dal DPR 180/1950. La delega di pagamento, invece, è un accordo bilaterale che richiede necessariamente il consenso del datore di lavoro.
L’azienda non è obbligata a firmare l’atto di benestare. Se decide che quella linea di credito non rientra nelle sue politiche, può rifiutare senza dover fornire motivazioni legali specifiche. Molte aziende rifiutano per motivi etici, perché ritengono che il 40% dello stipendio sia una soglia di indebitamento eccessiva.
Diverse amministrazioni pubbliche accettano deleghe solo se la finanziaria è convenzionata con il Ministero di riferimento. Come avviene per il prestito NoiPA. Se la banca non ha quella specifica convenzione, la domanda viene rigettata automaticamente.
C’è anche da aggiungere che molte aziende rifiutano perché tutto questo ha un costo. Gestire le trattenute sulla busta paga non è un’operazione semplice. Per la contabilità aziendale significa calcolare ogni mese la quota da trattenere.
E poi bisogna gestire i bonifici verso due enti finanziari diversi, monitorare la quota in caso di assenze, definire malattie prolungate o adeguare variazioni dello stipendio. Immagina questo moltiplicato per un certo numero di dipendenti.
In alternativa, cosa posso fare?
L’azienda ha rifiutato il doppio quinto o non hai i requisiti per ottenere una cessione standard? Per ottenere liquidità in tempi rapidi puoi comunque scegliere il prestito personale classico. Che non prevede il coinvolgimento del datore di lavoro e viene rimborsato direttamente tramite addebito sul tuo conto corrente.


