
La delega di pagamento rifiutata: quali sono i motivi di questa condizione critica? Ce ne sono diversi perché la doppia cessione del quinto – altro modo per definire la delega di pagamento – è un finanziamento impegnativo. E non è garantito dalla legge.
Ma di cosa stiamo parlando? La delega di pagamento è un tipo di prestito che si affianca alla cessione del quinto per ottenere importi superiori. Anche per questo viene definita doppio quinto.
Mentre la cessione del quinto deve essere per forza conferita se hai tutti i requisiti (in primo luogo il contratto fisso e la busta paga), la delega di pagamento può essere anche rigettata.
Le aziende non hanno alcun obbligo a rispettare quest’onere. Ecco perché è importante capire quali sono i motivi che hanno portato al doloroso risultato di una delega di pagamento rifiutata.
Rifiuto da parte del datore di lavoro
Questo è il primo motivo che ti porta verso la delega di pagamento rifiutata. Il datore di lavoro ha la facoltà di rigettare la delega di pagamento senza dover fornire motivazioni stringenti.
Questo avviene, ad esempio, per mancanza di convenzione con l’istituto finanziario, quindi l’azienda preferisce non gestire una seconda trattenuta in busta paga per ragioni burocratiche.
Molte imprese private scelgono per principio di rifiutare le deleghe di pagamento per evitare sovraccarichi amministrativi. E se l’azienda è in una fase di ristrutturazione, crisi, o ha avviato procedure di cassa integrazione, tenderà a rifiutare l’istanza.
Esigenze della compagnia assicurativa
Ogni delega di pagamento richiede la sottoscrizione di una polizza rischio vita e rischio impiego. Se l’assicurazione non dà l’ok, il finanziamento viene rifiutato. Ma per quale motivo dovrebbe profilarsi questo evento nefasto per il cliente?
- Criteri legati all’azienda. L’azienda ha pochi dipendenti (spesso si richiede un minimo di 15 o 16 dipendenti) o un capitale sociale insufficiente. Quindi l’assicurazione nega.
- Bilanci in negativo. L’azienda presenta perdite d’esercizio negli ultimi bilanci depositati o un rating finanziario debole.
- Concentrazione di rischio. Molti dipendenti della stessa azienda hanno già un finanziamento con quell’assicurazione.
- Reddito insufficiente. Se il richiedente ha un reddito molto basso e chiede la quota massima dalla doppia cessione del quinto, potrebbe avere come risposta un rifiuto dalla polizza.
Se siamo in presenza di un cliente con patologie gravi dichiarate, l’assicurazione potrebbe decidere di rifiutare il prestito con delega di pagamento. Il rifiuto può verificarsi anche se il richiedente è troppo vicino all’età pensionabile.
Questo perché la delega non è quasi mai accessibile ai pensionati, a causa dell’impegno economico necessario.
Infatti, questo tipo di prestito impegna fino al 40% del netto accreditato ogni mese e potrebbe ridurre l’importo a disposizione del cliente fino a scendere oltre la quota minima di sopravvivenza.
Rifiuto da parte della banca o finanziaria
L’istituto di credito valuta il merito creditizio complessivo e la sostenibilità dello stipendio. E qui si possono nascondere insidie che portano alla delega di pagamento rifiutata. Come, ad esempio, il TFR insufficiente o già vincolato per altri prestiti.
Il trattamento di fine rapporto fa da garanzia. Se il TFR è troppo basso (perché il dipendente è assunto da poco tempo) o è già legato dalla prima cessione del quinto, la delega viene respinta.
Il tipo di contratto di lavoro è altro motivo che spesso interviene per far fallire la tua domanda di delega. Nello specifico, la mancanza del contratto stabile a tempo indeterminato – o il periodo di prova non ancora concluso – può portare al rifiuto.
Chiaramente, la trattenuta complessiva (cessione + delega) non può superare il 40% dello stipendio netto. Se la simulazione della rata va oltre questa soglia, la pratica viene respinta. Almeno fin quando la cifra richiesta non sarà ridimensionata. Ma questo non succede se facciamo una rapida valutazione insieme.

